Mercoledì 9 giugno 2021, il Presidente Nazionale dell’U.M.I., Avv. Alessandro Sacchi, ha conferito all’Avv. Gustavo Pansini, Professore Emerito di Diritto processuale penale all’Università di Tor Vergata di Roma, già Presidente dell’Unione delle Camere Penali, illustre giurista partenopeo, la Medaglia della Fedeltà d’Argento dell’Unione Monarchica Italiana

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Il Presidente Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, Avv. Alessandro Sacchi, con il Prof.Avv. Gustavo Pansini

 

Si sono tenute venerdì 4 giugno 2021 nella sua città natale, Firenze, le esequie di S.A.R. il Principe Amedeo, Duca di Savoia e Duca d’Aosta. La millenaria Basilica di San Miniato al Monte ha fatto da scenario all’ultimo commosso saluto di parenti ed esponenti dell’aristocrazia internazionale, amici, personalità del mondo pubblico e privato, ma soprattutto di italiani, a testimonianza del grande rispetto e affetto nei confronti del defunto Principe e Capo della Real Casa. Il feretro, avvolto nel tricolore con le insegne sabaude, il collare della Santissima Annunziata e un cuscino di rose bianche a formare il nodo Savoia, tra i più antichi simboli del Casato, è stato atteso dalla Marina Militare di cui fu ufficiale e il cui cappello e sciabola d’ordinanza hanno accompagnato la salma durante il corso della funzione. La messa con canti della missa pro defunctis, officiata da padre Bernardo Gianni, si è conclusa con la commossa lettura del conte Jacopo Guicciardini della Preghiera del Marinaio, seguita dalle note della Ciaccona di Bach, suonate dal violinista inglese Charlie Siem. Il corteo funebre, aperto da S.A.R. il Principe Umberto, ha accompagnato l’uscita della bara sul sagrato della chiesa dove, alla voce unanime di “Viva il Re!”, il Presidente dell’Unione Monarchica Italiana, avv. Alessandro Sacchi, ha ricordato il Principe Amedeo come un “grande italiano e una grande risorsa per l’Italia. Sarebbe stato uno splendido Capo di Stato, aveva sempre una risposta lucida, ponderata e saggia, ma soprattutto sapeva ascoltare. Ci mancherà molto”. L’UMI, parte attiva nell’organizzazione e coordinamento dei funerali del defunto Capo della Real Casa, ha trasmesso la diretta delle esequie per consentire a quanti non potessero partecipare a causa delle restrizioni previste dai protocolli per il contenimento della pandemia (codiv-19) di assistere alla commemorazione, registrando oltre 15.000 visualizzazioni. Segno, questo, del grande rispetto degli italiani verso il Principe e del costante interesse verso l’istituto monarchico, uno dei “tanti piccoli segnali del legame che può tenere uniti i cittadini che si riconoscono in un simbolo più che in una persona. Il Principe Amedeo, come Capo della Casa Reale, era il riferimento di tanti che immaginano che al vertice di una democrazia parlamentare ci debba essere un arbitro terzo ed imparziale”.

 Il feretro di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Capo della Real Casa di Savoia

L'interno della Basilica di San Miniato al Monte ( Firenze)

da sx: l'Avv. Alessandro Sacchi, Presidente Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, l'Ing. Daniela Scala Sacchi, l'Avv. Edoardo Pezzoni Mauri, Vicepresidente Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, e il Capitano di Vascello Dott. Ugo d'Atri, Presidente dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon

S.A.R. la Principessa Silvia di Savoia, vedova di S. A.R. il Principe Amedeo di Savoia, e alle spalle S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia e Duca d'Aosta, Capo della Real Casa di Savoia 

S.A.R. il Principe Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, con il Collare della Santissima Annunziata di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia

da sx: S.A.R.la Principessa Olga di Savoia, Duchessa di Savoia e Duchessa d'Aosta, S.A.R.la Principessa Isabella  di Savoia Aosta e S.A.R.il Principe Aimone di Savoia, Capo della Real Casa di Savoia

S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia e Duca d'Aosta, Capo della Real Casa di Savoia

Le Bandiere del Regno d'Italia sulla scalinata della Basilica di San Miniato al Monte ( Firenze) coordinate dal Prof. Barardo Tassoni, Vicesegretario Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana

di Giuseppe Basini

Altezza Reale, ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscerLa  in questa vita terrena e di godere della Sua stima, che per me è stato il più ambito dei riconoscimenti,  perché Lei, in tutto degno di S.M. il Re Umberto II, ha  onorato la Sua Casa e la nostra Patria come pochi hanno saputo.   L’ha fatto mantenendo sempre alto il prestigio della Corona, in Italia e all’estero, l’ha fatto illustrando il nostro Paese al meglio delle sue millenarie tradizioni, che il Risorgimento Nazionale seppe rifondere assieme, l’ha fatto -col consenso di S.M. il Re Umberto- giurando fedeltà alla Repubblica, pur di poter servire la Patria in marina. La commozione che oggi, indipendentemente dalla questione istituzionale, prende tutti gli Italiani consapevoli di essere tali, mi spinge a ricordare le tante occasioni d’incontro con Lei, in celebrazioni ufficiali o in incontri con le persone più vicine, a cui ha sempre riservato un’attenzione vera, spontanea e curiosa degli altri. Di tutti gli altri.  Oggi che prende commiato per entrare nell’albo d’oro della storia di Casa Savoia, è tutta la vicenda nazionale che mi torna in mente, così legata alla dinastia da esserne indistinguibile.  Una storia che ha vissuto la mia famiglia e hanno vissuto tutti gli Italiani.  Altezza Reale, volevo semplicemente ricordarLa, perché ne sentivo il dovere e perché ne avevo il più grande desiderio, poi il mio scritto ha preso, quasi autonomamente, la forma di una lettera a Lei indirizzata, perché Lei resterà sempre con noi, nelle nostre coscienze, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni. Viva l’Italia !

 

 

Desidero ringraziare quanti, con difficoltà dovute alle limitazioni imposte dalle norme anti COVID, sono riusciti a partecipare all'ultimo saluto al Principe Amedeo. Un grato pensiero va, inoltre, ai ragazzi del Fronte Monarchico Giovanile, che hanno organizzato, con pochi mezzi tecnici ed in poche ore, le dirette Facebook e YouTube, consentendo a tutti di seguire a distanza il commiato dall'Augusto Principe.

Le Istituzioni non muoiono, ci è stato insegnato.

L'Unione Monarchica Italiana rinnova il suo giuramento di fedeltà alla Casa, rappresentata dal Principe Aimone, Duca di Savoia e d'Aosta, ed ai Suoi Reali Successori.

Roma, 5 giugno 2021

Il Presidente Nazionale

Alessandro Sacchi

di Salvatore Sfrecola

( tratto da https://www.unsognoitaliano.eu/2021/05/26/il-dolore-e-lindignazione/)

Sento ripetere e leggo sui giornali, a proposito della tragedia di Mottarone, che siamo di fronte ad “una storia italiana”. E mi indigno perché, io che amo immensamente questo Paese, la sua storia che nel corso dei secoli ha dato all’umanità intera personalità straordinarie nella cultura, nella scienza, nell’arte, nella politica, vedo che oggi non riesce a tutelare la vita dei cittadini attraverso la gestione delle regole della sicurezza, ovunque, dalle strade alle ferrovie, ai posti di lavoro. Per cui i cittadini devono dubitare, quando si immettono in un viadotto, attraversano un ponte o entrano in una galleria di giungere alla fine del percorso sani e salvi. Ed oggi, purtroppo, anche se prendono la cabina di una funivia, perché in tutti è legittimo il sospetto che qualcuno non abbia fatto la manutenzione necessaria agli impianti.

Una funivia può avere anche cabine con un sedile malridotto, un vetro sporco ma non può non essere sicura, non è ammissibile che un sistema di frenata fallisca nel momento in cui sarebbe necessaria la sua attivazione. Non basta dire è un “errore umano”, perché in questi casi, come per la giovane operaia morta di recente in fabbrica non è ammissibile che l’incidente sia conseguenza di omissione di misure di sicurezza o di cattiva manutenzione di un impianto. Non è ammissibile che una persona che va al lavoro rischi di ferirsi o di morire. Non è ammissibile che chi va in vacanza rischi un incidente perché qualcuno ha omesso di fare della manutenzione, com’è accaduto per quanti sono stati travolti dal crollo del ponte Morandi sulla strada delle vacanze. Tutte le volte ci indigniamo, fino alla prossima disgrazia che ancora attribuiremo a fatalità o ad “errore umano”. In queste situazioni l’errore è inammissibile.

E non è ammissibile che l’autorità pubblica manchi nei controlli di sicurezza. Attenzione, perché un tempo questi presidi statali c’erano. C’era lo “stradino” dell’Anas che curava che non ci fossero residui pericolosi sulle strade, c’era l’“assistente idraulico” per verificare che non ci fossero situazioni potenzialmente causa di esondazione dei fiumi. Oggi queste attività possono essere svolte diversamente. Si possono appostare telecamere, si possono usare sensori che indichino situazioni di pericolo (ad esempio d’estate per gli incendi), si possono usare i droni per controllare il territorio. Perché non si fa? Perché manca l’organizzazione. Si parla molto di semplificazione ma prima di semplificare le procedure o insieme alla semplificazione delle procedure è necessario che l’amministrazione pubblica, ai vari livelli di governo, statali, regionali, provinciali, comunali sia riordinata con individuazione esatta delle competenze, in modo che non ci sia uno scarico di responsabilità da un ufficio all’altro, da un dirigente all’altro che poi, alla fine, porta alla totale irresponsabilità che fa faticare la magistratura la quale deve intervenire, ma deve intervenire rapidamente, e non deve trovare quegli ostacoli che oggi trova proprio nella parcellizzazione delle attribuzioni.

A proposito di sicurezza, io che vivo a Roma ho occasione spesso di entrare nei palazzi storici, sedi di enti, di amministrazioni, di magistrature i quali recano sui frontoni dei portali o in alto sul tetto statue e stemmi che rappresentano la storia del palazzo, la storia d’Italia. la storia della città. Tutte le volte che passo sotto questi stemmi e queste statue mi chiedo se qualcuno ogni tanto va a controllare se una statua o uno stemma del 600 o del 700 ha subito, nel corso del tempo, per effetto di qualche scossa di terremoto o di un’ infiltrazione d’acqua o del gelo invernale delle lesioni che possono rendere precario quell’oggetto. Ugualmente mi pongo costantemente il problema, quando passo su un ponte di quelli che attraversano il Tevere, che sono stati costruiti quando si girava la città in carrozza, se i pullman, gli autobus, i tram e le automobili fermi in attesa che il semaforo proietti luce verde costituisce un peso compatibile con lo stato di conservazione del bene. Naturalmente io sono meno preoccupato di quando il bene è molto antico, soprattutto se romano. Più è recente e più sono preoccupato. Sappiamo, ad esempio, che il ponte che mi sembra si chiamasse dell’Impero che era sormontato da imponenti colonne con le aquile imperiali, lungo Corso Francia, si è rivelato fragile perché qualcuno nella esecuzione dei lavori aveva rubato, diciamo la parola giusta, sul ferro e sul cemento.

Allora io mi chiedo, questi non sono eventi imprevisti o imprevedibili e non sono imprevedibili neanche gli effetti delle alluvioni perché sono conseguenza della cattiva gestione delle acque. Non sono neppure un evento incredibile o inaspettato il crollo di un ponte che non è stato oggetto della manutenzione e dei controlli che erano necessari. Non è più possibile che continui questa sequenza di danni che costano cifre ingenti alla comunità nazionale. Gli interventi di ripristino delle località danneggiate dalle alluvioni, dai terremoti e dagli effetti delle devastazioni naturali costano molto di più di quanto costerebbe ai bilanci pubblici la prevenzione. Una cosa che non entra in testa ai nostri politici. Allora ci dobbiamo porre il problema dell’adeguatezza della classe politica italiana che in tutti i partiti è estremamente modesta, composta da persone che il più delle volte non hanno altro mestiere che quello del politico e che quindi non percepiscono questi problemi o comunque, se li percepiscono, non sanno come risolverli. Siamo stufi. C’è stato il fuoco del Movimento 5 stelle nel quale molti hanno creduto in buona fede. Cioè hanno pensato che, di fronte al deterioramento della classe politica, dei giovani o meno giovani provenienti da quella che si definisce enfaticamente la “società civile”, non implicati nelle vicende della politica, rimboccandosi le maniche avrebbero cambiato le cose. Non è successo. Anzi questi personaggi si sono subito adeguati all’andazzo e, inebriati da auto blu, lampeggianti e scorte, non avendo nessuna esperienza pregressa e spesso nessuna adeguata competenza professionale, ma molta arroganza, che accompagna sempre l’ignoranza, hanno contribuito a dare una spinta in basso al Paese. L’esempio più clamoroso, nonostante continui ad avere un’incredibile adesione nei sondaggi popolari è dato dal Prof. Giuseppe Conte, l’ex Presidente del consiglio che ha miseramente fallito nell’approccio all’emergenza sanitaria ed a quella economica. Assolutamente incapace di gestire la pandemia, basti pensare che dal giorno in cui è stata dichiarata l’emergenza sanitaria, il 31 gennaio 2020, sono passati 23 giorni prima che il Governo emanasse il primo decreto legge e, mentre si riempiva la bocca di dPCM e annunciava miliardi a destra e a manca, “una potenza di fuoco mai vista” ha lasciato deteriorare l’economia assolutamente incapace, non di realizzare ma neppure di immaginare le misure necessarie per far riprendere il Paese.