Il fascismo di Casa Pound
di Giuseppe Borgioli
È da mesi che giornali e televisioni, agenzie italiane e straniere ci martellano sul cosiddetto “fascismo di Casa Pound”, il fascismo del terzo millennio secondo una auto confessione.
Francamente pensavamo che dopo la storiografia di Renzo De Felice e degli altri autori anche di sinistra tutti avessero capito che il fascismo storico, quello di Mussolini per intenderci, è nel bene o nel male un fenomeno irripetibile. Infatti, i militanti di Casa Pound si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio” per marcare la loro originalità e distanza rispetto il fascismo del XX secolo. È una definizione che sa più di utopia che di rievocazione storica.
Il fascismo, sia quello diciannovista delle origini, sia il regime consolidato e sia l’estremo sussulto repubblichino resta una ideologia del Novecento consegnata al giudizio della storia.
Dietro questa adesione di sapore ideologico c’è la rabbia (in parte giustificata) di chi vede calpestati ogni giorno le attese della povera gente, di chi vede nella modernità il tentativo di omologare tutto e tutti, di chi avverte sulla propria pelle la globalizzazione come la forma più avanzata di totalitarismo.
Ma il fascismo è pur sempre una ideologia modernista, una rivoluzione anzi la rivoluzione del Novecento. E Mussolini si era abbeverato alla fonte del pensiero rivoluzionario e postrivoluzionario soprattutto francese. Faceva onore al nome Benito, come Benito Juarez il rivoluzionario messicano-
Quando scoppiano le bagarre fra i militanti di Casa Pound e i centri sociali, la sinistra parteggia per questi ultimi senza rendersi conte conto che si tratta di liti (violente) fra consanguinei.
La Monarchia è un’altra cosa. Non è un’ideologia. È un principio dell’organizzazione della società e degli stati.
Non avrebbe senso parlare della “Monarchia del terzo millennio”.
In una antica leggenda il tempo bussò alle porte dei potenti che gli aprirono intimoriti.
Bussò anche alle porte del Re che non gli aprì perché – disse - io appartengo alla storia.
Il Presidente Nazionale dell’U.M.I., Avv. Alessandro Sacchi, ha nominato Mario Pizzolorusso Commissario provinciale di Salerno della nostra Associazione. A Mario Pizzolorusso, storico iscritto dell’U.M.I. di Salerno, vanno i migliori auguri di buon lavoro.
Mario Pizzolorusso, neo commissario provinciale di Salerno, mentre saluta S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia
Mare Nostrum
di Giuseppe Borgioli
Il Mar Mediterraneo sotto il profilo geografico è poco più di un lago che bagna le coste nordafricane, sudeuropee e quelle medio orientali. L’ Italia come una porta aerei è al centro. Tutto ciò che accade in questo catino di acqua non può non avere ripercussioni in Italia. È la geografia che disegna le mappe dei nuovi rapporti politici e diplomatici. La visita ufficiale di Vladimir Putin a Roma va inquadrata in questo contesto geopolitico che vede aumentare il livello di criticità dei conflitti nell’area mediterranea.
Dai colloqui ufficiali non risultano accordi. All’apparenza tutto è come prima. L’Italia come partner dell’Alleanza Atlantica e dell’Europa resta fedele alla linea delle sanzioni che colpiscono la Federazione Russa e quegli imprenditori tradizionalmente legati agli scambi commerciali con questa parte di Europa. Ricordiamo che De Gaulle che non era uomo di sinistra indicava la mappa dell’Europa dall’Atlantico agli Urali.
Eppure, ogni attento osservatore nota che qualcosa è cambiato. Durante la guerra fredda ogni incontro fra esponenti del governo italiano e colleghi della amministrazione Americana si concludeva con un comunicato ufficiale che sanciva la “perfetta coincidenza di vedute “fra i due paesi.
La nuova geopolitica ha messo in soffitta questa espressione che nessuno usa più.
L’Italia sta riscoprendo la politica estera, pur fra contraddizioni, a trecento sessanta. È la turbolenza del Mediterraneo prima che il mutato quadro politico interno che richiede una flessibilità un tempo sconosciuta.
Guardiamo alle vicende della Libia e al contraccolpo che hanno provocato in Italia. Il prezzo del caos libico lo paghiamo noi anche e non solo in termini di incontrollati e incontrollabili flussi immigratori ma anche in termini di approvvigionamento energetico.
Per mantenere un ruolo nel Mediterraneo che consenta a una nazione di 60 milioni di abitanti che si presenta senza retorica come potenza industriale occorre una statualità e una legalità da far valere sempre.
Uno stato degno di questo nome è costituito di sovranità e di confini, in terra come in mare. Il salvataggio de naufraghi è una deroga a questi principi non à la pratica quotidiana.
Nessun stato in nessuna parte del mondo sopravvive a questi rivolgimenti dei principi. È una realtà che dovrebbe stare a cuore alla destra come alla sinistra.
E gli stati – lo scriveva già Niccolò Machiavelli – non si salvano con i pater noster.
Mare Nostrum
di Giuseppe Borgioli
Il Mar Mediterraneo sotto il profilo geografico è poco più di un lago che bagna le coste nordafricane, sudeuropee e quelle medio orientali. L’ Italia come una porta aerei è al centro. Tutto ciò che accade in questo catino di acqua non può non avere ripercussioni in Italia. È la geografia che disegna le mappe dei nuovi rapporti politici e diplomatici. La visita ufficiale di Vladimir Putin a Roma va inquadrata in questo contesto geopolitico che vede aumentare il livello di criticità dei conflitti nell’area mediterranea.
Dai colloqui ufficiali non risultano accordi. All’apparenza tutto è come prima. L’Italia come partner dell’Alleanza Atlantica e dell’Europa resta fedele alla linea delle sanzioni che colpiscono la Federazione Russa e quegli imprenditori tradizionalmente legati agli scambi commerciali con questa parte di Europa. Ricordiamo che De Gaulle che non era uomo di sinistra indicava la mappa dell’Europa dall’Atlantico agli Urali.
Eppure, ogni attento osservatore nota che qualcosa è cambiato. Durante la guerra fredda ogni incontro fra esponenti del governo italiano e colleghi della amministrazione Americana si concludeva con un comunicato ufficiale che sanciva la “perfetta coincidenza di vedute “fra i due paesi.
La nuova geopolitica ha messo in soffitta questa espressione che nessuno usa più.
L’Italia sta riscoprendo la politica estera, pur fra contraddizioni, a trecento sessanta. È la turbolenza del Mediterraneo prima che il mutato quadro politico interno che richiede una flessibilità un tempo sconosciuta.
Guardiamo alle vicende della Libia e al contraccolpo che hanno provocato in Italia. Il prezzo del caos libico lo paghiamo noi anche e non solo in termini di incontrollati e incontrollabili flussi immigratori ma anche in termini di approvvigionamento energetico.
Per mantenere un ruolo nel Mediterraneo che consenta a una nazione di 60 milioni di abitanti che si presenta senza retorica come potenza industriale occorre una statualità e una legalità da far valere sempre.
Uno stato degno di questo nome è costituito di sovranità e di confini, in terra come in mare. Il salvataggio de naufraghi è una deroga a questi principi non à la pratica quotidiana.
Nessun stato in nessuna parte del mondo sopravvive a questi rivolgimenti dei principi. È una realtà che dovrebbe stare a cuore alla destra come alla sinistra.
E gli stati – lo scriveva già Niccolò Machiavelli – non si salvano con i pater noster.
L’Unione Monarchica Italiana abbruna le Bandiere salutando Massimo Mazzetti, Storico, Professore emerito all’Università degli Studi di Salerno e indimenticabile Presidente del Fronte Monarchico Giovanile dell'U.M.I., stringendosi con affetto alla famiglia e in particolare ai figli Alessandro e Roberto.
Il Prof. Massimo Mazzetti durante la trentesima edizione del premio "Gen.Domenico Grandi" a Corinaldo (AN)