Henrik, principe di Danimarca (Henri Marie Jean André de Laborde de Monpezat; Talence, 11 giugno 1934 – Copenaghen, 13 febbraio 2018), era il principe consorte di S.M. Margherita II, Regina di Danimarca.

del Prof. Salvatore Sfrecola

“Ha corrisposto l’Italia unificata da Cavour a quelli che poterono essere i suoi propositi e le sue speranze? È nata l’Italia libera, moderna, progredita sulla linea dell’Europa più avanzata, che egli auspicava? Si è formato uno Stato efficiente, bene strutturato, equilibrato fra esigenze pubbliche e private, collettive e individuali, liberiste e sociali, forte ma giusto nell’ordine e nella giustizia?” Sono interrogativi centrali nella lunga prefazione di Giuseppe Galasso all’“Autoritratto” di Camillo Benso di Cavour (BUR 2010)  nel quale lettere, diari, scritti e discorsi del grande statista sono presentati con straordinaria comprensione del contesto storico. Come per la definizione del perimetro istituzionale nel quale si muove il Conte, persuaso che lo Statuto Albertino racchiudesse “tutti i più grandi principii delle libere costituzioni”, in quanto “consacra fra noi tutti i diritti di cui godono tutte le nazioni più incivilite”, come scrisse il 10 marzo 1848 in un articolo per “Risorgimento”, all’indomani della promulgazione della Carta fondamentale del Regno.

Le risposte affermative alle domande iniziali che si è fatto sulla visione cavourriana del percorso risogimentale, scrive Galasso, “sarebbero poco credibili già in via di principio”. Ma “le risposte negative sarebbero, tuttavia, sicuramente errate”. Questo è Giuseppe Galasso, storico di raro equilibrio, per nulla condizionato dalle sue idee politiche. Sicché repubblicano, e in questa veste Consigliere comunale ed Assessore a Napoli e, poi, deputato al Parlamento per il Partito Repubblicano e Sottosegretario di Stato, ha sempre considerato un valore l’unità nazionale raggiunta nel Risorgimento sotto la guida di Casa Savoia. Per cui, ne scrive sul Corriere della Sera il 13 luglio 2015, gli “appare preoccupante il problema posto dall’antitalianismo borbonizzante. Sul piano culturale lo si può ritenere ben poco vitale e, comunque, destinato a essere superato (e anche omologato in quel tanto di fondato che può essere in esso). Sul piano politico, invece, alla sua incapacità di alimentare un filone politico specifico e consistente, corrisponde la sua forza erosiva e corrosiva dell’idea nazionale italiana, della quale il Mezzogiorno ha tanto partecipato e della quale, nonostante le apparenze, tuttora profondamente partecipa. E da ciò derivano un danno sicuro all’organismo nazionale italiano e un suo indebolimento in Europa, senza che si riesca in alcun modo a vedere che cosa ne venga di buono al Mezzogiorno.ai beni culturali e ambientali”.

Sottosegretario ai beni culturali e ambientali, a lui si deve la legge n. 431 del 1985 per la protezione del paesaggio (detta “legge Galasso”). Dal 1988 al 1991 fu Sottosegretario al ministero per l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno.

Un uomo del Sud, dunque, immerso nella cultura della sua terra, alimentata dalle istituzioni che l’hanno resa famosa, l’Istituto Italiano per gli Studi Storici, dove ha iniziato con una borsa di studio, e di cui sarebbe divenuto successivamente segretario, l’Università Federico II, nella quale è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, e l’Istituto Suor Orsola Benincasa. Ovunque ha insegnato storia moderna. In precedenza nelle Università di Salerno e Cagliari.

Numerose le opere che lo hanno fatto conoscere. A cominciare da la Storia d’Europa, edita da Laterza. Numerose pubblicazioni hanno riguardato la storia dell’Italia meridionale. Qualche esempio: Mezzogiorno medievale e moderno; Dal Comune medievale all’Unità. Linee di storia meridionale; Napoli spagnola dopo Masaniello. Politica Cultura Società; Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’Impero romano ad oggi; Il Mezzogiorno nella storia d’Italia. Lineamenti di storia meridionale e due momenti di storia regionale; L’Italia come problema storiografico; Storia del Regno di Napoli (1266-1860), 6 volumi; Italia nazione difficile. Contributo alla storia politica e culturale dell’Italia unita; L’Italia moderna e l’unità nazionale (con Luigi Mascilli Migliorini); L’Italia nuova. Per la storia del Risorgimento e dell’Italia unita, 7 volumi; Storia della storiografia italiana. Un profilo.

Crociano di formazione, del grande filosofo e storico di Pescasseroli ha curato la riedizione delle opere per la casa editrice Adelphi.

È stato Presidente della Società napoletana di storia patria

Insieme all’attività accademica e politica Galasso ha sviluppato un’intensa attività giornalistica collaborando con numerosi quotidiani e periodici nazionali, da Il Mattino al Corriere della Sera, La Stampa, L’Espresso. I suoi editoriali hanno sempre lasciato un segno nelle menti più attente, spesso affrontando i temi dell’unità nella diversità delle regioni d’Italia, come del resto aveva intuito Camillo di Cavour del quale ha ricordato che aveva scritto “l’Italia considerata come un solo paese”, nel 1847. Italiano, non piemontecentrico come qualcuno ha scritto, già in tempi di molto anteriori alla sua esperienza politica nel Regno di Sardegna.

Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, Galasso ha ricevuto nel 2005 il “Premio speciale della Cultura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri  per la sezione “Storia”.

Ce ne vorrebbero di più di storici come Giuseppe Galasso, mai piegato alle mode, mai “di parte”. Così un monarchico si può ritrovare nei suoi scritti.

di Giuseppe Borgioli

Lo scontro di questi giorni fra Eugenio Scalfari il padre di Repubblica e Carlo De Benedetti, Il padrone, rivela la crisi di un giornale che si è sempre proposto dalla sua nascita come la voce più autorevole del regime. Apparentemente il divario di opinioni riguarda l’endorsement a Berlusconi. Ma la frattura è più profonda.  Eugenio Scalfari diede vita a Repubblica – anche con i soldi di De Benedetti.  proponendosi una operazione politica e editoriale ambiziosa. Portare la sinistra italiana al governo con la benedizione dei poteri forti, delle istituzioni finanziarie, di una fetta della borghesia, senza colpo ferire, con la più ampia accondiscendenza possibile

Repubblica fu l’espressione editoriale del compromesso storico.

L’ operazione è andata in porto. Come a dire l’intervento chirurgico è riuscito ma il malato è morto. La sinistra si è frantumata e la voce di Repubblica si è sempre più affievolita: Le encicliche che settimanalmente Eugenio Scalfari andava pubblicando che dovevano dettare la linea di condotta per la si sinistra erano sempre meno prese in considerazione sino a casere nel disinteresse generale.

Scalfari aveva incontrato il suo momento magico con Enrico Berlinguer, quando il suo ruolo di suggeritore del principe era apprezzato. Berlinguer non intendeva andare direttamente al governo e I finanziatori di Repubblica (con De Benedetti in testa) non erano così stupidi da non prevedere il trauma economico che avrebbe provocato  lì inclusione del PCI nel governo-

Lo scopo di Scalfari (e Berlinguer) era di portare il PCI nell’area di governo per scrivere l’agenda della politica e dell’economia, scegliere i ministri e dirigenti pubblici, banchieri e commessi dello stato. Tutti sotto la etichetta indipendenti e la patente di professionalità che solo la sinistra riconosceva.

 Bisognava isolare per colpire quanti si opponevano al regime, quanti erano veramente indipendenti e non erano disposti a obbedire.In questo progetto Scalfari e De Benedetti erano solidali. Appartenevano alla stessa razza padrona. Frequentavano gli stessi salotti. Coltivavano da sempre le stesse amicizie politiche. Si ritrovavano negli stessi club e negli stessi convegni internazionali. Si intervistavano a vicenda e la musica non cambiava mai poiché non erano ammesse voci fuori dal coro.

Repubblica ha saputo gestire con intelligenza una vera dittatura intellettuale finalizzata a fare affari.

Le vicende italiane sono state segnate dell’attività oscura e palese di  questo comitato d’affari che ha segnato alcuni capitoli ancora misteriosi dalla vendita della SME, alla Mondadori, al Banco Ambrosiano. Altro che insider trading- La razza padrona ha spadroneggiato.

“Arricchitevi” era il motto di Francois Guizot. Ma almeno era rivolto a tutti indistintamente e non esclusivamente agli amici e compagni.

02.02.2018

    

           

Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha  conferito a S.A.R. Il Principe Aimone di Savoia l’Ordine dell’Amicizia.

L’alto riconoscimento è stato conferito a S.A.R. “ per il contributo alla realizzazione di progetti congiunti di alto livello tra Italia e Russia e per l’attrazione degli investimenti nella Federazione Russa”.

L’Ordine è stato istituto nel 1994 ed è conferito una volta l’anno per cittadini russi e stranieri.

Tra le personalità che hanno ricevuto tale onorificenza ricordiamo: il Principe Michele di Kent, il Maestro Riccardo Muti, l’Amb.Cesare Regaglini, il Dott. Rosario Alessandrello e il Dott. Paolo Scaroni.

S.A.R. Il Principe Aimone di Savoia e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

L’Unione Monarchica Italiana, nel prendere atto che il Sindaco di Napoli, Dott. Luigi de Magistris, senza alcuna consultazione popolare, continua a stupire la cittadinanza con decisioni divisive e non necessarie, come il cambio di toponomastica di Piazzale Tecchio e Via Vittorio Emanuele III, ricorda che per i napoletani Viale Gramsci continua ad essere Viale Elena.

In questa miope strategia toponomastica, senza il senso della storia, non rimarremmo basiti quando via dei Mille dovesse diventare Via Pappagone.

Napoli.29.01.2018

Avv. Alessandro Sacchi